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ISFOL: Comunicato Stampa CGIL CISL UIL ANPRI

ISFOL sedeIL GOVERNO CON IL JOBS ACT CAMBIA IL MERCATO DEL LAVORO.
MA PRIMA SI ASSICURA CHE NESSUNO NE CONTROLLI GLI EFFETTI

Se l'Isfol scompare chi potrà valutare la nuova riforma del mercato del lavoro?

Con il Jobs Act il Governo intende riformare il mercato del lavoro con decreti delegati che eliminano ogni possibilità di valutare gli effetti e le conseguenze delle sue politiche.

Questa "riforma perfetta" si traduce anche nel preciso e sistematico indebolimento dell'Isfol, unico ente autonomo e pubblico che, con carattere di terzietà, da decenni monitora e studia gli andamenti del mercato del lavoro. Come al solito la soluzione al problema è l'impoverimento del sistema della ricerca pubblica. Tutto questo nonostante le solite e fatue dichiarazioni di mai precisati investimenti nella ricerca pubblica quale volàno del paese.

Il Jobs Act punta, infatti, sulla creazione di un'Agenzia nazionale per l'occupazione in cui, ad oggi, dovrebbe confluire l'Isfol. Senza entrare nel merito delle molteplici difficoltà di attuazione di questo progetto (soprattutto di carattere costituzionale), il travaso dell'Isfol nella fantomatica Agenzia comporta la fine delle analisi, della valutazione, del monitoraggio realizzate con carattere di oggettività e terzietà.

Tutto questo viene fatto soprattutto sulla pelle e sulle prospettive di vita dei 250 dipendenti a tempo determinato che lavorano all'Isfol da oltre un decennio, i cui contratti sono in scadenza al 31 dicembre 2014 e per i quali il futuro appare quanto mai incerto. Per loro solo un "contratto a tutele decrescenti"!
Se l'Isfol scompare, chi sarà in grado di monitorare l'andamento del programma Garanzia Giovani? Chi ci dirà se il contratto a tutele crescenti funziona? E chi potrà dirci se le misure introdotte dal Jobs Act in termini di conciliazione avranno un loro effetto positivo sull'occupazione femminile? Probabilmente solo il Governo.

L'Isfol è un ente in house del Ministero del lavoro e da sempre ha un ruolo di primo piano nell'attuazione della programmazione del Fondo Sociale Europeo e nella sua traduzione in politiche e strumenti a favore della formazione, dell'occupazione e dell'inclusione sociale. I 250 precari lavorano proprio su queste attività in modo costante; depotenziare l'Isfol, mandando a casa quasi la metà del personale, vuol dire mettere a rischio le attività previste nella programmazione 2014-2020 e perdere fondi e finanziamenti provenienti dall'Europa.

Inoltre, lasciare a casa i precari per istituire un'Agenzia per l'occupazione rappresenta una contraddizione: lo Stato si troverà, infatti, a pagare il sussidio per i disoccupati da lui stesso creati.

Tutto questo anche alla luce dell'ennesima Sentenza della Corte di Giustizia europea che stabilizza circa 250mila precari della scuola (Corte di giustizia dell'Unione europea, Comunicato stampa n. 161/14, 26 novembre 2014) e che si spera possa essere un faro illuminante nei confronti di un Governo sempre attento ai dettami europei.

In sintesi si produrranno molti i danni per il Paese:
1) perdita dell'unico ente di ricerca con competenze di monitoraggio e valutazione delle politiche del lavoro;
2) nuovi disoccupati e aggravio di costi;
3) pessimo impiego dei ricercatori di ruolo;
4) serio rischio di perdere i finanziamenti europei che l'Italia già fatica a impiegare.

Pertanto FLC CGIL, FIR CISL, UIL RUA e ANPRI ribadiscono con forza la loro contrarietà a politiche che sotto lo slogan del rilancio del mercato del lavoro in realtà non fanno altro che impoverire o sopprimere un ente di ricerca, eliminando una voce autonoma e autorevole e alimentando la disoccupazione.

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