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Set 05
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Quando è la mente ad essere “troppo fertile”

famigliaRoma, 5 settembre 2016
La mania di parlare per slogan e cinguettii ha giocato un brutto scherzo alla Ministra della Sanità Lorenzin.

Più che una campagna informativa su demografia e problemi di concepimento, i contenuti e il messaggio del "fertility day" suonano come un intollerabile e volgare schiaffo a donne e uomini, fertili o meno.

Quando si trattano temi così complessi è doveroso usare la massima sensibilità e rispetto, tenendo conto delle condizione sociale del nostro Paese. Abbiamo invece assistito a semplificazioni e travisamenti intollerabili, resi ancora più sgradevoli e in una certa misura ridicoli dalla mania di utilizzare la lingua inglese per ogni nuova "mirabolante" impresa del Governo.

A nostra parere le immagini e gli slogan scelti della Ministra sono offensivi perché riproducono modello patriarcale e maschilista della società, nel quale alla donna spetterebbe principalmente il compito di fare figli e assisterli, non solo per il bene dell'Italia, ma per la stessa sostenibilità del Welfare. Roba da propaganda del ventennio!

Casomai il discorso andrebbe capovolto, considerando quanto il tasso di natalità sia condizionato negativamente dall'attuale sistema di Welfare: un sistema assolutamente carente ed inadeguato in termini di posti disponibili (nel sistema pubblico) e costi sostenibili (nel sistema privato) negli asili nido.

Carenti sono anche le scuole materne che faticosamente cercano di assicurare orari pomeridiani, in cui spesso però si in-trattengono semplicemente i bimbi senza far fare i compiti, senza far fare sport, senza far fare attività creative, oppure si fanno ma con costi importanti e aggiuntivi anche nel sistema pubblico.

Un Welfare che peraltro non può più scaricare i suoi compiti sui nonni, oggi trattenuti in servizio fino a 67 anni e oltre, "rilasciati alla vita" in condizioni spesso di aver bisogno loro di aiuto anziché essere in grado di fornirne.

Ma le cose davvero gravi della campagna del Ministro e del Ministero della salute sono altre.

La prima è l'istigazione a fare figli senza pensarci troppo, ovvero un modello culturale contro cui soprattutto le donne si sono battute nel corso di decenni per affermare l'idea di una genitorialità consapevole e libera. Il "fertility day" è sostanzialmente la negazione di questa autodeterminazione delle donne e come tale rappresenta la pretesa di riportare indietro le lancette.

La seconda è l'arroganza e l'indifferenza nei confronti dei tanti, donne e uomini, che non riescono ad avere dei figli. Per molte persone il desiderio di maternità e paternità è oggi inibito ovvero ritardato per ragioni di salute. Se da un alto si lancia il "fertility day", dall'altro la fecondazione assistita resta un percorso difficilissimo e costoso (peraltro di fatto assente in diverse Regioni), mentre per la fecondazione eterologa bisogna andare all'estero (chi se lo può permettere).

Discorso analogo vale per coloro che non possono avere figli per ragioni di orientamento sessuale ovvero per scelte di vita. Qui la genitorialità viene di fatto negata da uno Stato che appare spesso più etico che laico nell'imporre un modello "tradizionale" di famiglia e nel non voler riconoscere le coppie gay e le adozioni da parte dei single. Il tutto suona molto contraddittorio e cinico.

Ma soprattutto si deve essere liberi di avere o di non avere un figlio: in questo ambito non sono ammissibili ingerenze o condizionamenti da parte dello Stato. Diventare genitore è una scelta: essa deve essere libera e consapevole, deve presupporre una disponibilità affettiva e poter contare su un sistema di sostegno a rete per tutte le famiglie, cosa che in Italia oggi non esiste.

Davvero uno scivolone gratuito quello del Governo e della Ministra, che hanno provveduto togliere le immagini più contestate dal sito, come la donna con la clessidra e l'invito a "darsi una mossa".
Ma anche quella del figlio unico, quel bimbo "perseguitato" da un'ombra, quella del fratellino mai nato.
Ma davvero, a chi può venire in mente una idea del genere?

Noi continueremo a ritenere - pensando che perfino l'uccellino più piccolo prima di deporre le uova pensa a costruirsi il "nido" - che senza lavoro stabile, senza casa e servizi garantiti difficilmente il trend delle nascite si invertirà, con grandissimo rammarico soprattutto delle donne.

Ministra, se ne faccia una ragione: questo non è un paese per giovani e per "cambiare verso" non bastano stupidi slogan.
La legge di stabilità è alle porte: ci dia un segnale sostenendo procedure di stabilizzazione per i precari e risorse adeguate per i rinnovi contrattuali.

UIL RUA
Sonia Ostrica         Fabiana Bernabei

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